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Premessa

 Perché istituire una Cattedra di Letteratura e Cristianesimo? Velleità o necessità?  Mi sembra di poter dire che una critica cattolica – o almeno dichiarata come tale – alla Letteratura sia oggi alquanto latitante. Alcuni critici sono certamente cattolici, ma quanto del loro cattolicesimo entra in questo tipo di critica? Quali le loro categorie interpretative? Leggendo testi di critica, specialistica e scolastica, faccio veramente fatica  a trovare – singoli e sparsi interventi sicuramente non fanno “corrente critica” – una critica cattolica che sia chiaramente inquadrabile e che soprattutto abbia una qualche influenza culturale. 

    A livello scolastico, poi, quando gli autori sono cristiani, molti docenti li trascurano, li sopportano mal volentieri e spesso li fanno oggetto di una critica anticristiana e anticlericale. Da ciò la necessità di un riferimento chiaro, anche nello studio della Letteratura, a valori che vadano a formare dei bravi cives christiani. Ho parlato di autori cristiani e penso soprattutto ai tre grandi del passato, Dante, Tasso, Manzoni. Tuttavia devo precisare che questa nostra cattedra non è Cattedra di Letteratura cristiana, ma di Letteratura in genere e la sua denominazione sta a significare che testi e autori anche non cristiani saranno presentati, esaminati e giudicati secondo un’ottica cristiana. Si tratta di una cattedra di cui non sono il titolare, ma più semplicemente il coordinatore, una cattedra aperta a coloro che ne condividano le finalità.

    Riprendo ora un mio scritto intitolato Premesse, definizioni e criteri per un approccio cattolico alla Letteratura che si trova in scuoladieducazionecivile.org (anno 1995-1996) e che ritengo valido ancor oggi. Come ebbi modo di dire, la Letteratura è l’insieme dei testi letterari che sono stati prodotti e sono prodotti  nella Storia. Ora in ogni processo storico – secondo quanto suggerisce Plinio Corrêa De Oliveira – si possono osservare tre tappe: tendenze, idee, fatti. Esse “non si differenziano sempre nitidamente le une dalle altre”  e “il grado di chiarezza varia molto da un caso concreto all’altro”. Mi pare comunque palese una cosa e cioè che la Letteratura attiene al campo delle tendenze. La Letteratura infatti – se è vero che i testi letterari insistono sulle sensazioni, sui sentimenti e sulle passioni dell’uomo – induce con ogni evidenza atteggiamenti che producono tendenze. Se dunque andiamo a leggere la Storia, notiamo che prima che si produca un fatto c’è sempre stata un’azione culturale che ha prodotto tendenze e idee o viceversa. La Rivoluzione francese non si è prodotta per caso. Prima di arrivare ai fatti c’è stata una insistente e penetrante azione culturale degli Illuministi che ha prodotto un modo rivoluzionario di essere e di pensare. La Letteratura, abbiamo detto, attiene al campo delle tendenze e agire sulle tendenze significa “fare” cultura, dal momento che cultura significa non solo erudizione. Cultura è infatti anche il modo di atteggiarsi e di comportarsi. E dunque anche i contenuti hanno il loro peso per i messaggi che trasmettono. Una cosa è Tanto gentile e tanto onesta pare di Dante e un’altra un sonetto lussurioso di Pietro Aretino. Una cosa i Promessi Sposi di Alessandro Manzoni e un’altra cosa un romanzo del marchese De Sade, tanto per mettere a confronto due opposti estremi. 

    Ebbene, la Letteratura parla all’uomo e dell’uomo, parla all’uomo singolo e dell’uomo singolo, parla all’uomo associato e dell’uomo associato, parla alle passioni e delle passioni dell’uomo. Come non ricordare il terenziano Homo sum, humani nil a me alienum puto? Relativamente ai testi in sé si potrà parlare di maggiore o minore efficacia, ma relativamente ai comportamenti indotti si dovrà giudicare dove e a che cosa essi portano, partendo sempre da quei valori perenni che saldano l’humanitas classica alla visione cristiana del mondo.


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